Solo poco più di un anno fa eravamo stati tanto fortunati da vedere una Anna Calvi ancora semisconosciuta esibirsi davanti a poco piu di 500 persone. Era una giornata freddissima e piovosa. Ed eravamo rimasti abbagliati dalla bravura dell'artista italo inglese. Pochi giorni fa la storia, come spesso accade, si è ripetuta. Uguale e completamente diversa.

Nella settimana senza dubbio piu fredda dell'anno quasi trascinando due scettici compari di Figurehead.it mi sono recato allo Slaughtered Lamb per il concerto di Jesca Hoop.

Avevo ascoltato un pezzo di Jesca quasi per caso qualche settimana fa, pubblicato sulla propria bacheca faccialibrosa da una cara amica e, scoperto che avrebbe suonato qui a Londra, mi ero affrettato a comprare i biglietti.

Lo Slaughtered Lamb è un pub dalla doppia anima. Tanto insopportabilmente "trendy" al piano principale quanto affascinante nel basement: poco più grande del salotto di casa mia, pochi tavolini, una poltrona e un paio di divani, un opinabilissimo tappetone vagamente anni 70, sala buia e una capienza di poco più di 100 persone. Perfetto.

La serata viene aperta da tale Fiona Bevan. Simpatica, carina e apparentemente molto sfortunata in amore. Una mezzoretta piacevole giusto per accompagnare un paio di birre ma niente più. Poi cambia tutto.

Jesca Hoop sale sul palco (sale? no non sale visto che il palco non esiste) e già sai che sta per succedere qualcosa di speciale.
Dotata di un carisma naturale, magnetico questa cantante californiana trapiantata a Manchester ci trascina subito in un mondo fatato e magico fatto di storie vere e musiche mistiche e antiche uscite da chissàdove.
Jesca sembra un personaggio tanto onirico quanto reale, prestato a questo mondo quasi per sbaglio.

Parla tra una canzone e l'altra raccontandoci aneddoti della sua vita con un sorriso e un ironia che sembrano volere fare da filtro alle difficili scelte che la hanno accompagnata fin qui.

Una voce pazzesca, testi sinceri e curatissimi e una musica di difficile definizione. Tom Waits, suo mentore e scopritore (Jesca faceva da baby sitter nientepopodimeno che ai pargoli del signor Waits), dice che "la musica di Jesca Hoop e' come una moneta a quattro facce. E una anima antica, una perla nera, una strega buona o una luna rossa. La sua musica è come andare a nuotare in un lago di notte" (grazie Tom ora è sicuramente tutto più chiaro!).

Di certo è una musica che andando dritta allo stomaco ti porta via con sè, trascinandoti per mano in un altra dimensione. Affascinante.

Ogni tanto si apre la porta e arrivano gli schiamazzi del piano di sopra quasi a volerci riportare sulla terra. Ma è un attimo. Come quando si torna in superficie dopo una apnea per prendere fiato e poi ributtarsi di sotto. Dove tutto è sogno.

Jesca chiude con Storms Make Grey The Sea
"for now you belong to me
in the way storms may grey the sea
you belong to me"

Niente di più vero.